• Ambulatorio veterinario

L'importanza di una corretta igiene orale

Proviamo a non lavarci i denti per qualche giorno ; probabilmente i nostri amici avrebbero qualche problema a parlarci mentre la nostra dolce metà eviterebbe di darci il bacio della buona notte ; questo perchè si è formato, sui nostri denti, un sottile strato giallastro costituito da detriti e batteri chiamato placca batterica che produce una serie di sostanze dannose per le nostre gengive fra cui dei composti volatili che danno il caratteristico alito cattivo .

Per questo motivo, tutti i giorni, ci laviamo i denti e la stessa cosa dovrebbe essere fatta sui nostri piccoli amici visto che , anche su di loro , si forma la placca batterica.

Come dobbiamo comportarci per abituare cane o gatto ad accettare una pulizia quotidiana?

E' bene cominciare sin da cucciolo : il cane o il gatto si abituerà più facilmente alla spazzolatura :

Inizieremo facendo abituare il cucciolo alla manipolazione del proprio musetto; introdurremo un dito nel cavo orale e cominceremo a muoverlo come uno spazzolino da denti , per facilitare l' operazione è possibile passare il dito sopra del formaggio o comunque qualcosa di appetibile in modo tale da rendere l'operazione piacevole; finita la manualità daremo un premio .. Ripeteremo l 'intervento una due volte al giorno fino a quando l' animale accetterà di buon grado l'introduzione del dito ;quindi si passera ad avvolgere il dito stesso con una garza, anche essa spalmata con una leccornia e così via fino ad accettare di buon grado l'intervento. A questo punto sarà giunto il momento di sostituire il dito con lo spazzolino: sceglieremo uno a setole morbide ( in ambito veterinario si trovano buoni prodotti) in quanto lo smalto dei nostri amici è molto più sottile del nostro per cui bisogna evitare di traumatizzarlo con setole troppo dure. Strofineremo lo spazzolino sempre su una ghiottoneria e cominceremo a spazzolare i denti : ricordiamoci sempre il premio alla fine della pulizia ( ci sono in commercio dei prodotti da masticare che svolgono , per gli animali, la funzione che svolge per noi la gomma da masticare e che sono dotati di grande appetibilità ).

Quando l'animale avrà accettato di buon grado lo spazzolino potremo aggiungere , se vogliamo, il dentifricio per animali ( nel prodotto umano ci sono sostanze come xilitolo, fluoro, detergenti, che potrebbero essere nocivi anche perchè cani e gatti non si risciacquano ) .

In commercio esistono numerose sostanze che aiutano a mantenere puliti i denti; giochi, integratori, alimenti ma ricordiamoci che la spazzolatura quotidiana è la profilasssi dentale più importante.

Gengivostomatite cronica felina

stomatite gatto

La gengivostomatite cronica felina( gscf) è una condizione patologica che colpisce il cavo orale del gatto e della quale ancora ci sono molti punti da chiarire: tra le possibili cause eziologiche sono stati considerati i batteri della placca dentale, virus( calicivirus, immunodeficienza, leucemia, herpes virus etc) o anormali reazioni del sistema immunitario. In tempi più recenti , l 'isolamento di Haemobertonella Henselae nel cavo orale aveva fatto assumere al microrganismo un' importanza nella eziologia della stomatite: attualmente il suo ruolo è stato decisamente ridimensionato. Un' altro microrganismo ,secondo uno studio del febbraio 2013, sembra possedere le caratteristiche per essere considerato un possibile agente patogeno : si chiama Tannerella Forsythia.

Per quanto riguarda la patogenesi si ritiene che la gengivostomatite sia la risultante di una intolleranza alla placca batterica da parte del sistema immunitari presente nel cavo orale che produce una serie di sostanze atte a uccidere i batteri ma che, al contempo, sono in grado di instaurare un processo infiammatorio in grado di danneggiare il tessuto mucogengivale e osseo.

La presenza dei batteri e virus sopra menzionati è in grado di perpetuare la patologia.

Sintomi: la gscf colpisce indifferentemente gatti di ogni età sesso e razza anche se , sembra, che alcune razze come il Siamese, l'abissino, il persiano siano in grado di contrarla con maggior facilità. L' aspetto tipico della lesione è una lesione infiammatoria e ulcerata , bilaterale, che colpisce la gengiva, la mucosa buccale, le labbra, gli archi glossopalatini e le pareti faringee : a volte può essere colpita anche la lingua nei suoi bordi laterali in seguito al contatto con la superficie linguale-palatale dei denti mandibolari-mascellari. Anche la mucosa palatale adiacente ai molari si può presentare infiammata.. Il tessuto periodontale( vale a dire l'insieme di gengiva , osso alveolare , legamento periodontale e cemento radicolare) può essere interessato in più gradi dal processo infiammatorio .

I sintomi clinici si caratterizzano per la presenza di alitosi , difficoltà a prendere il cibo e/o a masticare , dolorabilità ad aprire la bocca ( a volte il proprietario riferisce che il gatto non sbadiglia più) , salivazione, perdita di peso, pelo opaco( il gatto non si pulisce) : Il proprietario può anche riferire che il gatto non è più attivo o addirittura è più aggressivo, specialmente se si cerca di carezzarlo in prossimità della bocca: altre volte soffia al cibo .

La diagnosi è fondamentalmente clinica ; anche un' anamnesi di precedenti trattamenti a base di antibiotici e/o cortisonici , a cui l' animale ha inizialmente risposto per poi presentare delle recrudescenza sempre più frequenti, è altamente indicativo di gscf. La biopsia può rendersi necessaria per escludere forme tumorali verso le quali potrebbe trasformarsi la patologia o quando la lesione , invece di essere bilaterale e simmetrica , è monolaterale( in entrambe i casi bisogna distinguere da una forma tumorale chiamata carcinoma squamocellulare) . Altri esami ,utili a inquadrare la patologia sono : la ricerca di agenti patogeni come il virus dell' immunodeficienza felina (FIV) e leucemia(FELV), herpes e calicivirus, esame bochimico, emocromo ed elettroforesi proteica,

Terapia: in merito alla terapia sono stati scritti fiumi di inchiostro : partendo dalla patogenesi legata ad un anormale risposta immunitaria alla placca batterica sono stati impostati tutta una serie di protocolli medici tesi a modulare o inibire la risposta immunitaria : prodotti ormonali( megestrolo acetato) sali d'oro, cortisone , lattoferrina, interferone etc. sono stati di volta in volta utilizzati per tentare di risolvere la gengivostomatite ma senza apprezabili risultati.

Oltre a non risolvere il problema i farmaci utilizzati per sopprimere la risposta immunitaria( cortisonici) si caratterizzano per determinare una serie di effetti collaterali che possono rivelarsi assai pericolosi per la salute del gatto: sindrome di Cushing, diabete, danni renali; se poi il gatto presenta sieropositività alle malattie infettive sopra esposte è assolutamente controindicato somministrare farmaci immunosoppressori ( cortisone o ciclosporina) i quali spalencherebbero le porte agli agenti infettivi sopra elencati. Non dimentichiamo, inoltre, che alla stomatite si può associare anche l 'infiammazione del periodonto ( l' insieme delle strutture che mantengono il dente nella caità alveolare) a che tale patologia si aggrava somministrando farmaci immunosoppressori e l' aggravamento della periodontite aggrava ulteriormente la stomatite. Anche l 'utilizzo di farmaci immunomodulatori(che servono a favorire una corretta risposta immunitaria) come la lattoferrina o l' interferone , hanno mostrato una scarsa attività . La somministrazione di antibiotici non è in grado di sterilizzare il cavo orale e quindi l' uso protratto, oltre a non risolvere il problema,può determinare l'insorgenza di farmacoresistenza.

In merito alla ciclosporina bisogna ricordare che non ci sono molti studi in merito al suo utilizzo nella gengivostomatite cronica felina: l' unico, pubblicato sul Journal of Veterinary dentistry si riferisce ad un campione esiguo ( FIV FELV negativo) , sottoposto ad estrazione completa dei denti e nei quali si era ripresentata la patologia: i risultati sono stati incoraggianti.

L' unico modo efficace per eliminare la placca batterica è l'estrazione dei denti , ovviamente non è possibile intervenire su quella parte di lingua dove si accumula la placca ma , pur non ottenendo una totale controllo i risultati ottenuti con questa metodica sono risultati i migliori ( circa l'80 % dei soggetti sottoposti ad un estrazione totale sono guariti).

Da parte dei proprietari c'è sempre una certa riluttanza a sottoporre il proprio gatto ad una procedura così aggressiva ( le obiezioni riguardano il dolore post operatorio, la qualità di vita senza denti ) ma possiamo garantire che ,dopo un'estrazione effettuata in maniera corretta ( e quanto affermiamo viene confermato anche dal proprietario) il gatto rinasce.

Per estrazioni effettuate in maniera corretta si intende quanto segue: effettuazione di radiografie dentali pre operatorie per valutare la morfologia delle radici e patologie a loro carico (riassorbimento di radice,anchilosi ) eventualmente presenti; radiografie post operatorie per avere la certezza di aver estratto in maniera corretta i denti senza aver lasciato radici o loro frammenti che potrebbero pregiudicare la risoluzione della terapia in quanto foci di infezione batterica.

Il gatto viene sottoposto ad anestesia generale , quindi si procede ad eliminare tartaro e placca batterica mediante apparecchio ad ultrasuoni ,quindi si disinfetta il cavo orale .

A questo punto si inizia l' intervento chirurgico : si incide la gengiva e la mucosa orale esponendo l' osso sottostante , quindi , con una fresa per ossa si toglie parte dell' osso alveolare che circonda la radice del dente facendo molta attenzione a quei denti dove sono presenti lesioni da riassorbimento ( facilmente fratturabili) ; i denti pluriradicolari andranno sezionati . Con l' utilizzo di strumenti particolari chiamati lussatori e leve si separerà il dente dall' alveolo .Una volta estratti i denti le cavità alveolari rimaste verranno liberate da eventuali tessuti infetti ; il tessuto osseo verrà levigato per permettere al lembo gengivale precedentemente sollevato di adagiarsi sullo stesso senza subire traumi. Infine si sutura. Molti gatti si riprendono in tempi rapidi e tornano ad alimentarsi senza problemi anche il giorno dopo l'intervento, altri richiedono tempi più lunghi e necesssitano di ricovero fino a quando riescono ad alimentarsi da soli.. Il miglioramento del cavo orale può richiedere tempi abbastanza lunghi, specialmente quando il gatto è stato sottoposto a terapie prolungate con cortisone o quando vi è presenza di glossite :in questi casi bisogna avere molta pazienza, eventualmente eseguire degli esami per rilevare la, presenza di herpes o calici virus che vanno trattati mediante la somministrazione di interferone ; antibiotici ed antiinfiammatori non steroidei possono risultare utili per ristabilire una condizione clinica ottimale . La somministrazione di farmaci immunosoppressori come ciclosporina o cortisonici ( meglio la ciclosporina) può essere presa in considerazione in quanto, essendo il gatto edentulo, non ci possono essere complicanze a carico del periodonto e a condizione che l' animale sia risultato negativo alla ricerca di FIV,FELV,herpes e calicivirus.

 

Gengivite e malattia parodontale

piorrea, periodontite, tartaro

L' infiammazione della gengiva ( gengivite) nel cane e nel gatto è un problema assai comune. Si è visto che già a partire dal terzo anno di età è possibile osservare disordini che, non opportunamente trattati, possono evolvere danneggiando irreversibilmente la gengiva stessa e tutto il tessuto che supporta il dente(parodonto) . La causa di quanto esposto è l' accumulo di placca batterica..

COS'E' IL PARODONTO : il parodonto ,dal latino periodontium ( che circonda il dente) è un insieme di tessuti il cui compito è di proteggere e mantenere fisso nella propria sede il dente . È composto dalle seguenti strutture: gengiva,cemento,legamento periodontale , osso alveolare

COS'E' LA PLACCA BATTERICA E COME CI ACCORGIAMO CHE IL NOSTRO AMICO HA UN PROBLEMA DI GENGIVITE: per placca batterica intendiamo un deposito di materiale giallo biancastro costituito da batteri e detriti che si localizza sulla superficie del dente ; con il tempo la placca si mineralizza assumendo un aspetto più duro e scuro a cominciare dal punto in cui il dente entra in contatto con la gengiva(colletto gengivale) per poi diffondere a tutta la superficie (corona). Contemporaneamente l'animale può avere un alito cattivo ( dovuto alla produzione di sostanza acide volatili da parte dei batteri della placca) ma quello che deve maggiormente preoccuparci è che quanto vediamo sulla corona dentale può accadere anche lungo la radice del dente ( e questo non si vede) con la distruzione del legamento parodontale e dell'osso alveolare . Quando il processo infiammatorio non interessa più soltanto la gengiva ma diffonde al resto del periodonto si parla di malattia parodontale). Altre complicazioni legate a questa patologia sono l'eventuale diffusione dell' infezione all'interno del dente(pulpite) e la formazione di ascessi lungo la radice o all'apice della stessa. Da qui il processo infettivo può diffondere ai tessuti vicini determinando delle osteomieliti( infezioni dell' osso mascellare o mandibolare) cui possono seguire danni molto seri come la comparsa di fistole ( tragitti patologici creati dal processo infiammatorio) oronasali , sottozigomatiche : a carico della mandibola possono verificarsi fratture secondarie alla progressiva erosione operata dal processo infiammatorio sull' osso stesso. Anche organi distanti dal cavo orale possono essere danneggiati dalle tossine che si formano in corso di malattia parodontale e che entrano nel torrente circolatorio ; sono i reni, il cuore,il fegato.

Quello che il proprietario può rilevare è unicamente la presenza di tartaro sopragengivale ,gengivite e di alitosi oltre a modificazioni del comportamento come maggiore calma, masticazione più lenta, altre volte aggressività ; tuttavia sono sintomi che insorgono lentamente nella maggior parte dei casi per cui il proprietario li imputa ad un fisiologico processo di invecchiamento dell' animale.

La parte più importante della diagnosi è però di pertinenza del medico veterinario che dovrà evidenziare , mediante apposita strumentazione , tutto quello che accade al di sotto della gengiva

LA VISITA PARODONTALE : abbiamo già accennato al fatto che i disturbi del periodonto predispongono a lesioni di reni , cuore e fegato; quindi ,dopo una visita clinica dovranno essere considerati eventuali accertamenti diagnostici per valutare lo stato di salute di questi organi in quanto , una visita parodontale corretta può essere eseguita solamente con l' animale posto in anestesia in quanto andremo a compiere delle manualità che , in un soggetto sveglio, non sarebbe possibile eseguire in maniera corretta e che quindi darebbero dei risultati insufficienti a garantire un lavoro professionalmente corretto.

Si inizia effettuando una iniziale detartrasi ( eliminazione di placca e tartaro) mediante un apparecchio ad ultrasuoni ; otterremo un abbattimento della carica batterica e inoltre avremo eliminato un ostacolo, il tartaro, all' introduzione nel solco gengivale( spazio fra dente e gengiva) di uno strumento chiamato sonda periodontale con il quale andremo a valutare quanto è stato danneggiato il parodonto .Normalmente il solco gengivale ha una profondità variabile fra i 0,5 e i 2mm in base alla taglia dell' animale ; oltre questi valori si entra nella patologia .Con la sonda misureremo la profondità di questi difetti che poi andremo ad annotare in una apposita cartella : sulla stessa cartella verranno segnalati anche altri difetti come le forcazioni, ,l'indice di sanguinamento, la recessione gengivale . La fase successiva della visita è rappresentata dall' esecuzione di un esame radiografico ; il metodo migliore per eseguirlo consta nell'utilizzo di un apparecchio dentale con cui effettuare radiografie utilizzando pellicole create apposta per visualizzare in maniera ottimale denti e tessuto parodontale . Grazie a questo esame potremo evidenziare la perdita di osso , tanto orizzontale quanto infraalveolare (verticale) , la presenza di ascessi /granulomi , lo stato di salute del tessuto osseo .

Terminata la visita raccoglieremo tutti i dati ottenuti e decideremo , insieme al proprietario , le modalità di intervento.

Si prenderà in considerazione anche l' opportunità di eseguire controlli periodici per valutare lo stato di salute del parodonto( in questo senso riveste notevole importanza confrontare i dati annotati sulla cartella per valutare l' andamento di una parodontopatia nel corso del tempo).

LA PULIZIA : una volta deciso come intervenire , si provvederà ad eseguire l' intervento di parodontologia che potrà andare dalla semplice detartrasi delle corone alla detartrasi sopra e sottogengivale , alle estrazioni di denti periodonticamente non salvabili fino a chirurgie più complesse per ristabilire la normale fisiologia del parodonto.

Alla detartrasi deve far assolutamente seguito la lucidatura della corona associata alla levigatura della radice, quando necessario, per rendere le loro superfici il più lisce possibile onde evitare che la placca possa aderirvi in breve tempo.

A questo punto il lavoro del veterinario è terminato e deve cominciare un compito altrettanto importante; la profilassi dentale da eseguire a casa da parte del proprietario .

La placca batterica ,se non viene eliminata quotidianamente , si riforma in breve tempo determinando nuovamente gengivite e poi parodontite .

Se vogliamo che i nostri amici abbiano una bocca sana dobbiamo imparare a spazzolare quotidianamente i loro denti .

 

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